Lo stampaggio ad iniezione

La tecnica dello stampaggio ad iniezione e' semplice ed intuitiva:
essa, infatti, consiste nello riempimento di uno stampo in acciaio con una quantita' predefinita di materiale plastico allo stato liquido.

Nella pratica questo processo avviene all'interno di presse appositamente attrezzate:
tali macchine sono dotate di due piani paralleli disposti verticalmente e di un dispositivo in grado di sospingere la parete mobile contro quella fissa, generando una compressione, detta forza di chiusura, anche molto elevata (da 10 a 500 ton. e piu'), in modo tale che le due meta' dello stampo aderiscano perfettamente.

Esse sono, inoltre, equipaggiate con una camera di fluidificazione (in alcuni casi le camere possono essere piu' di una), riscaldata da resistenze, all'interno della quale e' presente una vite che ha il compito di iniettare il materiale plastico all'interno dello stampo e, ruotando, di riempire nuovamente la camera.

Il ciclo di stampaggio ha inizio con la chiusura dello stampo; a questo punto, dopo che la camera ad alta temperatura, con il suo ugello, si e' accostata al punto di iniezione dello stampo stesso, la vite all'interno della camera e' spinta in avanti (con una pressione che arriva a piu' di 170 bar) in modo tale da iniettare, come se fosse una siringa, la materia fluida all'interno dell'impronta.

In seguito ad un periodo piu' o meno breve di raffreddamento del particolare, a seconda della grandezza dell'articolo e del tipo di materiale utilizzato, lo stampo viene aperto, il pezzo, ormai pronto, viene estratto e la macchina puo' iniziare un nuovo ciclo.

Il tutto avviene quasi sempre in modo completamente automatico, con tempi di ciclo che variano da pochi secondi ad alcuni minuti; alcune produzioni richiedono, invece, un ciclo semiautomatico, in tal caso e' necessaria la presenza di un operatore, sempre piu' spesso sostituito da un robot, che posizioni gli inserti eventualmente richiesti o estragga il prodotto.